UNA NUOVA FINANZA PER LO SVILUPPO DELLE PMI (Intervento su La Nazione dell’1 /6/2006) E’ stato recentemente presentato, su iniziativa della locale Camera di Commercio, il tradizionale Rapporto annuale Polos sull’economia della nostra provincia, curato dall’Istituto G. Tagliacarne. In un contesto italiano di crescita molto lenta sono confermate le difficoltà che l’economia locale sta manifestando oramai da diversi anni. Infatti, ad un periodo protrattosi fino al 1999 nel quale l’economia pistoiese cresceva a ritmi superiori rispetto al resto della regione ed anche alla media nazionale, è seguita negli anni successivi una fase nella quale il sistema economico locale ha sperimentato una prolungata fase di rallentamento, dalla quale timidamente ed in misura inferiore rispetto alle altre province toscane sembra iniziare a riprendersi solo nel 2004. L’analisi dei dati evidenzia, in particolare, che il sistema economico locale arretra sia in termini di competitività internazionale, con un forte decremento delle esportazioni, sia per la diminuzione nella produzione industriale, confermando il processo di progressiva deindustrializzazione del territorio, non compensato dalla crescita del settore dei servizi, nè dal buon andamento dei settori delle costruzioni ed ortovivaistico. Destano forte preoccupazione, inoltre, la dinamica del tasso di disoccupazione, che risulta essere il più alto della Toscana negli ultimi 5 anni, nonché il peggioramento del tenore di vita, confermato da un valore aggiunto pro–capite inferiore del 4% rispetto al corrispondente valore medio nazionale. In questo contesto, infine, si riducono le medie imprese mentre crescono quelle piccole, diminuisce il grado di internazionalizzazione delle imprese, le quali evidenziano anche un modesto livello di innovazione ed il terziario cresce, ma con un incremento nei servizi a basso valore aggiunto. E’ del tutto evidente, quindi, che il processo mondiale noto sotto il nome di “globalizzazione” sta via via producendo profondi cambiamenti anche sulla nostra economia locale. Purtuttavia, come è stato posto in rilievo di recente anche dal prof. Carlo Trigilia, tale nuovo scenario mondiale “sembra stimolare un ruolo regolativo più rilevante dei governi locali e regionali” in quanto si assiste ormai, accanto all’immagine di un’economia sradicata dai luoghi, all’esistenza di una realtà che si muove, nel nostro paese, con dinamismo ed ha come riferimento lo sviluppo locale. Ma, affinchè tale dinamismo economico possa manifestarsi occorre “la capacità dei soggetti locali di cooperare per avviare e condurre percorsi di sviluppo condivisi che mobilitino risorse e competenze locali”. In tale direzione, alcune occasioni essenziali per operare individuando percorsi di sviluppo economico futuro per il nostro territorio non debbono essere perse. Mi riferisco non soltanto al Piano Regionale di Sviluppo di prossima approvazione da parte della Regione Toscana, ma anche all’Osservatorio del Piano Strategico, che nei prossimi mesi dovrebbe fornire, per gli opportuni confronti e riflessioni, le prime analisi ed indicazioni sull’economia provinciale. D’altra parte, dall’analisi macroeconomica contenuta nel rapporto Polos, si evidenziano alcuni limiti oggettivi della nostra realtà economica, il cui superamento deve necessariamente accompagnare il perseguimento degli obiettivi strategici. Penso, in particolare, alla debolezza strutturale delle imprese locali ed all’esigenza immediata di nuovi strumenti per favorirne la crescita dimensionale, la competitività, l’innovazione e l’internazionalizzazione. Nel passato, come più volte ha sottolineato il prof. Trigilia nelle sue analisi, la forza delle piccole e medie imprese del territorio è stata la disponibilità di beni collettivi locali, capaci di creare o ricreare continuamente economie esterne adeguate e capitale sociale. Al presente, se vogliamo aiutare le imprese a crescere e competere spostandosi, ove possibile, verso attività e servizi innovativi, dobbiamo selezionare e produrre nuovi beni collettivi locali, a cominciare da una nuova finanza per le imprese che renda concretamente possibile: a) la nascita, lo sviluppo e la crescita dimensionale delle imprese del nostro territorio, al fine di favorire una rafforzamento della loro capacità competitiva ed una proficua presenza sui mercati internazionali; b) la sperimentazione di processi di innovazione in ambito imprenditoriale. Per realizzare questi obiettivi non sono evidentemente sufficienti la sola volontà politica o la pur essenziale attività creditizia tradizionale. Occorre che i protagonisti del circuito finanziario locale, a cominciare dalle Banche del territorio, promuovano la costituzione di una nuova Istituzione, “dedicata” esclusivamente alle piccole e medie imprese ed in grado di offrire ad esse servizi finanziari specializzati. Una nuovo soggetto economico, auspicabilmente partecipato anche da enti pubblici e privati (ad es. Camera di Commercio), capace di raccogliere progressivamente risorse sul territorio e di impiegarle efficacemente anche su area vasta, in modo selettivo e con strumenti diversi (partecipazioni nel capitale di rischio, prestiti partecipativi, ecc.), in favore di imprese locali che dimostrino la capacità di crescere e di svilupparsi. E’ questa, naturalmente, una scommessa molto impegnativa sul futuro della nostra realtà locale, che chiama a responsabilità inedite anche settori del sistema creditizio locale già intensamente impegnati nel quotidiano sostegno all’apparato produttivo provinciale: ma è una sfida che può essere positivamente raccolta, perché è iscritta nella missione che molti protagonisti di questo sistema hanno assunto fin dalla loro nascita.
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