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Il film Caos calmo e le successive polemiche

"CAOS CALMO"

Ieri sera ho visto “Caos Calmo” il film di Antonello Grimaldi, liberamente tratto dall’omonimo romanzo di Sandro Veronesi: sono andato a vederlo perché Nanni Moretti mi è sempre piaciuto, sia come regista che come attore. Una madre muore di fronte alla propria figlia di dieci anni in una villa a Roccamare per una banale caduta, mentre il padre è sulla spiaggia con il fratello e riesce a salvare dall’annegamento una sconosciuta signora. Tornando a casa Pietro Paladini trova quindi la moglie morta e la figlia, abbracciandolo, lo rimprovera della sua “assenza”. Il film quindi dichiaratamente, fin dalle prime scene, cerca di indagare le conseguenze della perdita di una persona amata, in particolare, nei confronti di due familiari: Pietro Paladini e la figlia Claudia. La sofferenza e il dolore conseguente ad una morte “ingiusta” come possono essere affrontati? C’è una motivazione possibile per quella perdita? Perché una donna muore di fronte alla propria figlia, mentre un’altra viene salvata da uno sconosciuto di fronte ad un marito che, probabilmente, avrebbe desiderato che morisse annegata? Quali possono essere le reazioni di una piccola “pulce” (il soprannome che darà in tutto il film il padre alla sua bimba) di fronte ad un fatto così traumatico? Il padre decide di fare una scelta netta: accompagnerà la sua bambina ogni giorno a scuola e la aspetterà lì sotto nel piccolo giardino davanti all’istituto, fino a quando non uscirà ogni giorno. Non andrà più a lavorare, nonostante nella società nella quale è manager sia in corso un processo di fusione attraverso il quale si aprirebbero anche a lui nuove ed interessanti prospettive di carriera. Per mesi Nanni Moretti (il padre) passerà intere mattinate in quel giardino, socializzando con un piccolo ristoratore, relazionandosi, solo con lo sguardo, con alcuni passanti abituali (un bimbo down e la sua accompagnatrice, una giovane ragazza portata a spasso dal suo cane S. Bernardo), ricevendo le visite della cognata, di alcuni colleghi, amici, tutti “preoccupati” del suo dolore, ma che, in realtà, gli scaricano addosso le loro variegate problematiche esistenziali. E Nanni Moretti, nei colloqui con il suo abituale vocabolario tagliente, ma soprattutto con un’espressività unica, intensa, che passa, dalla dolcezza dello sguardo mentre saluta la figlia che appare alla finestra della scuola ogni giorno, durante la pausa di ricreazione, a momenti nel quale i suoi occhi sembrano perdersi di fronte alla vita che comunque prosegue con i suoi ritmi, da conto del suo percorso accanto ad un dolore che sembra non toccarlo. Solo una sera, dopo essere stato ad una riunione di un’associazione di persone che cercano di socializzare un proprio lutto con la collaborazione di una psicoterapeuta, dopo essersi svenuto mentre frettolosamente esce dalla stanza, percorre in auto con un volto drammaticamente sofferente le vie di Roma fino a sostare nuovamente là, davanti alla scuola della figlia, prorompendo in un pianto dirotto, quasi che il dolore per la perdita della moglie gli fosse caduto all’improvviso e tutto assieme addosso. Sarà comunque successivamente la figlia, quasi simbolicamente divenuta nella sua dolcissima e intelligente presenza la sua “guida”, ad indicargli la scelta più opportuna dal punto di vista della sua carriera professionale, a consigliargli di non attenderla più ogni giorno sotto la scuola ed, infine, a voler tornare alla villa di Roccamare, ove era morta la madre. In quella villa la notte, mentre la figlia dorme, il padre avrà un intenso e drammatico rapporto sessuale con la signora che aveva salvato dall’annegamento (Isabella Ferrari) e che aveva successivamente incontrato e conosciuto: una sequenza di immagini nelle quali lei sembra offrire il suo corpo quasi in segno di riconoscenza all’uomo che l’aveva strappata dalla morte, mentre lui pare scaricare, anche bestialmente, la sua rabbia verso la persona che non gli aveva consentito di essere a casa al momento della morte della moglie. Ma il sesso lo sappiamo è non solo dolcezza e manifestazione d’amore ma anche, spesso, possesso disperato, violenta e brutale manifestazione di attrazione esclusivamente fisica, un potente e naturale strumento per “sciogliere” l’ansia e la disperazione umane. Un buon film dunque “Caos calmo”, valorizzato da un’eccellente interpretazione di Nanni Moretti e da una bellissima colonna sonora ( Paolo Buonvino e Ivano Fossati). Stamani, inaspettatamente, mi sono ritrovato a leggere ben due pagine sul maggior quotidiano italiano (Corriere della Sera) tutte incentrate attorno alla reazione del responsabile della CEI per la “pastorale giovanile”, Don Nicolò Anselmi, che censura come sostanzialmente pornografica la scena di sesso fra Moretti e la Ferrari; lui avrebbe voluto “una scena romantica, soffusa, tenera, magari un momento d’amore aperto alla vita, ad un figlio”. Il miglior commento credo lo abbia fatto Franco Zeffirelli, regista che pure non ho mai apprezzato molto: “ La Chiesa è piena di saccentini e saccentoni che hanno perso il senso della misura, provocandone l’annebbiamento della credibilità”. Se avessi un figlio adolescente gli consiglierei , piuttosto che seguire le indicazioni del responsabile per la “pastorale” giovanile della CEI, di andare a vedere il film e poi magari ascoltare la “Pastorale” di Beethoven (VI sinfonia), perché, parafrasando una frase di una celebre pianista “se Dio esiste deve ringraziare molto Beethoven”.



Associazione Enrico Bianchi

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