TITO CASELLI: LETTERA APERTA "A CHI CREDE E A CHI DICE DI NON CREDERE" Ha un bel parlare il presidente della CEI di crisi morale nel paese. E nell’ambiente di Chiesa cosa sta succedendo? Le notizie che da parecchio tempo ci arrivano dall’Italia e dal mondo parlano di scandali, abusi, comportamenti abnormi soprattutto in ambito sessuale, negli ambienti di Chiesa. Certi fatti sono sempre successi ma sono sempre stati ignorati e taciuti e ora non è più possibile. E’ certo che la mancanza di un’autentica vita affettiva costringe gli uomini di Chiesa a isolamenti relazionali pericolosi perché, nell’assenza di confronti e scambi significativi e finalizzati o si chiudono in un amore sviscerato di sé stessi o cadono in abnormi gratificazioni che hanno tutto il sapore di risposte a frustrazioni accumulate nel tempo. Per di più la persistenza di messaggi moralistici alimenta paure e accentua ancor più l’isolamento. Si deve allora coraggiosamente parlare di crisi della Chiesa che non è solo crisi delle vocazioni, della frequenza alla messa domenicale, dei seminari, del matrimonio religioso, della confessione; c’è una crisi più profonda che riguarda la sopravvivenza stessa della Chiesa: 1) E’ innanzi tutto una crisi di identità. Poniamoci delle domande: E’ la Chiesa attuale una Chiesa “popolo di Dio” aperta al dialogo col mondo o è una Chiesa arroccata a un vertice che manda messaggi di obbedienza considerando i “fedeli” persone che devono sottomettersi senza discutere? E’ una Chiesa aperta alle altre religioni avendo come punto di riferimento il Dio di tutti e non il Dio “particolare” della Chiesa cattolica? E’ una Chiesa pronta a rivedere la “legge” del celibato sacerdotale per evitare cadute nella solitudine patologica? E’ una Chiesa amante delle folle che si accontenta di consenso apparente e consolazione evanescente o è una Chiesa che vuole responsabilizzare i laici nel loro impegno e nella loro libertà di coscienza? E’ una Chiesa che riscopre e valorizza il ruolo delle donne, non affidando loro solo impieghi negli uffici della Curia Vaticana , ma un mandato più ampio e valorizzante? Su queste e altre problematiche è urgente che la Chiesa si interroghi e dia risposte precise per un effettivo cambiamento. 2) C’è poi una crisi di proposte. Mancano proposte alternative alle manifestazioni di massa che servono solo a mostrare la quantità degli applausi e richiamano i vecchi tempi delle adunate oceaniche che sono sempre state nella storia preludio di morte. Non ci sono proposte alternative alla spettacolarità delle celebrazioni , pensando che la gente sia affascinata dalla bellezze dei riti o dall’effluvio di parole che toccano il cuore, dando all’emozione un posto che in altri contesti sembra avere successo anche se effimero. Non c’è soprattutto una segnalazione accurata e costante dei veri problemi che agitano il mondo attuale, che sono l’aggravamento della fame, di malattie come l’AIDS, delle guerre, trascurando le linee della giustizia e della carità. Dio non è certamente solo nelle cattedrali, ma è nel cuore dell’uomo soprattutto in quello sofferente. 3) C’è infine una crisi di risposta e partecipazione. Bisogna riconoscere che la gente, specialmente giovane, in Chiesa ci va pochissimo e ci andrà sempre meno perché ha perso fiducia, preferisce una vita religiosa privata, crede nei preti che si mettono in una relazione paritaria, ma non vuole più prediche, giudizi e consigli estemporanei e che lasciano il tempo che trovano. E’ giunto certamente il momento di una riflessione seria: il tempo stringe, i problemi non sono risolti, si torna sempre indietro con scandalose proposte di retroguardia che non hanno più effetto anzi sono nettamente rifiutate. Una chiesa che sta morendo per l’inerzia e la cecità di chi dovrebbe dare una scossa, produce dolore e meraviglia. Se non ci fosse l’attesa di Dio che muove certamente la storia, ci sarebbe da scappare e da abbandonare. Il cuore dice che non è possibile che ciò avvenga, perché, nonostante tutto, l’amore per la Chiesa di Dio è più forte di ogni tentazione di fuga. Tito Caselli – Pistoia Psichiatra credente
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