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La stanza del silenzio alla Camera dei Deputati

La stanza del silenzio alla Camera dei Deputati

 Fausto Bertinotti sta interpretando il proprio ruolo di Presidente della Camera dei Deputati sottolineando ad ogni occasione la sua appartenenza politica, con interventi spesso poco in linea con il ruolo istituzionale che è stato chiamato a ricoprire e più in sintonia con la funzione che, per circa 12 anni, ha svolto di Segretario del Partito della Rifondazione comunista. Spesso mi chiedo cosa avrebbe detto l’opposizione di centrosinistra, durante il precedente mandato parlamentare, se Pierferdinando Casini fosse intervenuto nello stesso modo all’interno del dibattito politico. Probabilmente avremmo ascoltato interventi dei maggiori leader del centrosinistra di censura per il mancato rispetto del ruolo istituzionale superpartes che la Presidenza di un ramo del Parlamento imponeva e che nella prassi politica italiana, per la verità, era quasi sempre stato seguito. Ma al di là di questi rilievi vorrei, in questo mio intervento, sottolineare un’iniziativa che l’attuale Presidente della Camera ha recentemente preso, quella di costruire, all’interno di Montecitorio “uno spazio di meditazione” : “un luogo di ispirazione ecumenica in cui tutti possano interrogarsi sul senso dell’esistenza tanto più di fronte al precipitare della barbarie, ai segni delle guerre e dei terrorismi che lacerano la comunità umana”. L’incarico del progetto è stato dato al prestigioso architetto Paolo Portoghesi. La stampa, nel commentare l’idea di Fausto Bertinotti, ha sottolineato come anche al Bundestag di Berlino esista da tempo “la stanza delle preghiere”. Ma per la verità l’idea non è nuova: lo svedese Dag Hammarskjold, Segretario delle Nazioni Unite dal 7 aprile 1953 al 17 settembre 1961, morto in un incidente aereo, le cui cause non sono mai state chiarite, mentre era impegnato in una difficile missione per risolvere la crisi congolese, aveva voluto all’ingresso del palazzo dell’ ONU una “stanza della quiete”. Aveva scritto lo stesso Hammarskjold nel testo di presentazione ai visitatori di quel luogo: “Ciascuno di noi ha dentro di sé un centro di quiete avvolto nel silenzio. Questo palazzo, dedicato al lavoro e alla discussione a servizio della pace, doveva avere una stanza dedicata al silenzio, in senso esteriore, e alla quiete in senso interiore: l’obiettivo è stato di creare in questa piccola stanza un luogo le cui porte possano essere aperte agli spazi infiniti della preghiera. Qui si incontreranno persone di fedi diverse e per questa ragione non si poteva usare nessuno dei simboli cui siamo abituati nella nostra meditazione…. Un antico detto ricorda che il senso di un recipiente non sta nel guscio ma nel vuoto. Così è di questa stanza. E’ per quanti vengono qui per riempire il vuoto con ciò che trovano nel proprio centro di quiete”. Durante il suo incarico alle Nazioni Unite Dag Hammarkjold evitò di ostentare la propria appartenenza cristiana nel rispetto della funzione “laica” che gli era stata affidata. Ma successivamente alla sua morte fu pubblicato il suo diario “Tracce di cammino”, tradotto in Italia, sia nella Collana i Mistici degli Oscar Mondatori, curata da Marco Vallini, sia dalla Comunità di Bose, edizioni Qiqajon con una splendida presentazione di Guido Dotti. Lo stesso Segretario generale dell’ONU aveva consegnato quello scritto ad un amico sottolineando nella lettera di accompagnamento di autorizzare la eventuale pubblicazione “come una specie di libro bianco sul mio commercio con me stesso….e con Dio”. Dal diario emerge una figura unica: un mistico costantemente proteso alla sequela di Gesù nell’agire quotidiano a favore della pace: “ non so chi –o che cosa – pose la domanda. Non so quando sia stata posta. Non ricordo cosa risposi. Ma una volta risposi si a qualcuno – o a qualcosa. A quel momento risale la certezza che l’esistenza ha un senso e che perciò la mia vita, nella sottomissione, ha un fine. Da quel momento ho saputo cos’è ‘non volgersi indietro’, non ‘affannarsi per il domani’. Ed ancora “la via della consapevolezza non passa attraverso la fede: ma solo la consapevolezza raggiunta nell’inseguire la struggente luce interiore ci permette di comprendere cosa sia la fede. Quanti sono stati spinti nelle tenebre dallo sterile discutere intorno alla fede come se fosse qualcosa di ‘vero’ per la ragione”. Pagine limpide, cristalline, tormentate, solitarie sempre pervase da domande sul senso ultimo dell’esistenza e sulla finitezza dell’azione umana. Ma pagine pure piene di vita, di una carica interiore che si esprime nella ricerca di soluzioni fattive per il superamento della sofferenza umana: “ Non guardare per terra ad ogni passo. Solo chi guarda lontano troverà la via. Non accettare mai quanto otterresti per concessione. La vita dona solo al conquistatore: vivresti di refurtiva e i muscoli si atrofizzerebbero. Non calcolare mai l’altezza della montagna prima di aver raggiunto la cima. Solo allora capirai quanto era bassa”. A Dag Hammrskjold verrà attribuito nel 1961 il Premio Nobel per la pace alla memoria.



Associazione Enrico Bianchi

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