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Il concerto di Maurizio Pollini a Siena

MAURIZIO POLLINI IN CONCERTO A SIENA

Un pomeriggio d’estate vai a Siena. Scendi dall’auto e ti trovi davanti S. Domenico, austera basilica gotica in laterizi rossi, lo stesso materiale che in altre città della Toscana l’Ordine dei Frati Predicatori ha usato per costruire altre chiese. Inizi a scendere verso il centro della città ed a destra ti appare, quasi all’improvviso, il Duomo, che sembra costruito sulle case. Una visone che ti toglie il fiato. Ed ogni volta ti chiedi a cosa abbiano pensato gli artisti che, nel corso di alcuni secoli, hanno partecipato alla progettazione e alla realizzazione di questa incredibile opera architettonica e artistica, che sembra voler toccare il cielo: forse ad un Dio misericordioso pronto a colloquiare con gli uomini raccolti in preghiera all’interno della chiesa, un po’ come accade alla fine del Palio d’agosto, quando i contradaioli che hanno vinto la carriera si riuniscono proprio lì a cantare il Te Deum. Già, il Palio e Siena un binomio inscindibile. Il Palio non è una manifestazione folcloristica pensata per attrarre turisti, così come accade in tante parti del nostro paese. Niente di tutto questo. Il Palio per i senesi è vita: violenza, collera, dolore, pianto, fatica, sudore, ma anche gioia irrefrenabile, esaltazione, commozione fino alle lacrime. E poi, durante tutto l’anno anche solidarietà, condivisione, rapporti umani duraturi nel tempo, inscindibili. Arrivi al Teatro dei Rozzi, una sala con un’acustica perfetta e a misura del concerto che lì si terrà: Maurizio Pollini al pianoforte e musiche di Mozart, Webern e Boulez. Il teatro è gremito, segno evidente dell’attesa della città per un avvenimento importante. Si abbassano le luci e immediatamente si presenta sul palcoscenico Pollini. Si siede al piano dopo aver velocemente salutato il pubblico con un mezzo inchino. Si capisce che la sua concentrazione è già tutta diretta verso la musica immortale che dovrà suonare. I concerti di Pollini sono un viaggio attraverso la storia della musica. Nei primi due brani ( Fantasia K.475, Sonata K.457) il maestro dice all’uditorio con la sua interpretazione: questo è il Mozart della maturità che indica già la strada ai suoi successori, Beethoven in particolare. Insiste più sui bassi Pollini che riempiono la sala e sembrano venire da chissà dove. Ma allo stesso tempo il suo tocco magico sembra accarezzare i tasti in alcuni passaggi più dolci e armoniosi della partitura. Poi L’Adagio K540. Sospende le note nell’aria il maestro, vorresti allungare una mano per prenderne una e tenerla stretta al tuo cuore per sempre. Poi ancora la Sonata K576, l’ultima composta da Mozart, eseguita ad una velocità incredibile nel primo e terzo movimento, ti viene in mente Glenn Gould, ma il suono di Pollini è più colorato e caldo. Il secondo movimento invece pura poesia: una malinconia che si scioglie progressivamente in una visione serena e dolce. Nella seconda parte del programma irrompe la modernità. La fine dell’armonia con Webern (variationen op.27): un distillato di note divise da ampi silenzi. Poi l’avvento della tecnologia con Boluez (2° Sonate), la tecnica che tutto connette ma che allo stesso tempo tutto divide, fraziona, facendo perdere all’uomo il senso complessivo dell’esistere. Solo nell’ultimo movimento Boulez, nell’interpretazione che ne da Pollini, sembra indicare una via di uscita: rallentare la frenesia del mondo moderno e riscoprire il significato del silenzio. E’ finito il programma previsto. Il teatro viene giù dagli applausi: avverti che gli spettatori hanno la sensazione di aver partecipato ad un evento indimenticabile. Ed allora Pollini concede tre bis: La cattedrale sommersa di Debussy. L’interpretazione di Pollini del compositore francese è superiore perfino a quella di Arturo Benedetti Michelangeli, il suono più pieno, più rotondo e allo stesso tempo più rarefatto. L’ultimo preludio di Chopin che il maestro sembra voler ricollegare ai compositori moderni. Ed infine uno studio trascendentale di Liszt, ponte fra l’ottocento e la modernità. Esci dal teatro quasi frastornato, i pensieri si rincorrono. Siena è bellissima anche di notte, una città sgombra dalle auto. Pensi alla tua città, alla concezione dell’architetto Pierluigi Cervellati di “città murata”, alla sua idea di riqualificare spazi e luoghi di Pistoia nella sua parte storica liberandoli innanzitutto dalle auto, per renderli veramente disponibili ai cittadini. Ti appare di nuovo il Duomo illuminato e ti chiedi se tutto ciò che quella costruzione ha rappresentato nel corso di tanti secoli sia già stato sommerso nel mondo moderno, come nella composizione di Debussy. Riprendi la via di casa,l’autostrada è semideserta. Pensi che, in questa serata magica, forse le anime di Pollini e di Mozart si sono incontrate per dirti che l’unica vera risposta al mistero della vita sta in una continua ricerca interiore che mai deve esaurirsi e che deve coinvolgere allo stesso tempo, la tua mente e il tuo cuore.



Associazione Enrico Bianchi

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