Gabriele Natali: un liutaio pistoiese alla corte dei Berliner Philarmoniker Da molti anni la musica classica accompagna la mia esistenza, fedele compagna dei momenti di gioia o delle difficoltà della vita. Dal 1998 quasi ogni anno vado a Salisburgo a seguire il Festival di Pasqua, occasione veramente unica per gli amanti di questo genere musicale per una “full immersion” di quattro giorni, a diretto contatto con grandi interpreti e con la più importante orchestra del mondo: i mitici Berliner Philarmoniker. Anche quest’anno dunque, il mio personale “pellegrinaggio” a Salisburgo si è ripetuto. Il programma del festival, che spaziava da composizioni tradizionali ad altre più moderne, prevedeva sabato 15 aprile, nella prima parte, il Concerto n. 4 per pianoforte di Beethoven e, nella seconda parte, la Sinfonia n.4 di Gustav Mahler. Lo stesso Mahler definì la sua quarta Sinfonia, come una composizione “libera da ombre”, nel senso che la stessa voleva rappresentare all’ascoltatore una meditazione serena dell’autore sull’intero corso della vita, dalla natura inanimata fino a Dio. Solo nel secondo movimento vi appare, quasi all’improvviso la Morte, con un assolo quasi stridulo di violino, che sembra increspare per un attimo un mare fino ad allora calmo e tranquillo. Il primo violino dei Berliner Philarmoniker, Daniel Stabrawa, per l’esecuzione della composizione Mahleriana, si è presentato in sala con due violini: uno, di colore più chiaro è stato imbracciato, fin dall’inizio della composizione, il secondo invece è stato appoggiato diligentemente su una sedia di fronte al violinista per essere utilizzato nel secondo movimento, accordato, come prevede la partitura, un tono sopra. Il suono di quel violino, quasi disperato a simboleggiare appunto la morte, ha riempito di se la immensa sala della Grosses Festpielhaus, quella piccola scatola di legno rossastro che luccicava ha incantato gli stupiti ascoltatori, con un suono tutto particolare: disperato ma allo stesso tempo caldo, sottile ma anche pieno, solitario eppure vicino e in simbiosi con gli altri strumenti dell’orchestra. Un liutaio pistoiese, Gabriele Natali, è l’artigiano sapiente che ha fabbricato quello strumento, che nelle mani di un grande violinista ha regalato momenti indimenticabili a tutto l’uditorio, compreso il sottoscritto. Il violinista aveva avuto modo di provare lo strumento, decidendo poi di acquistarlo, in occasione della sua recente venuta a Pistoia per l’esecuzione, con la formazione di musica da camera dell’orchestra berlinese, di due concerti nella saletta del Pio X, all’interno della programmazione degli amici della Musica. Secondo Richard Sennet l’abilità artigianale da grande rilievo all’oggettivazione, nel senso che un grande artigiano fabbrica una cosa che è fatta per valere in se stessa: “quando Nicolò Amati costruiva un violino non esprimeva se stesso attraverso quel violino. Egli costruiva un violino. Qualsiasi cosa Amati provasse, investiva se stesso, per così dire, in quell’oggetto e si giudicava a seconda che lo avesse fatto bene o male”. Io però ho sempre pensato che i grandi artigiani fossero, in sostanza, anche degli artisti. Ho sempre pensato quindi che , sebbene la realizzazione “a regola d’arte” di un oggetto fosse una componente fondamentale dell’attività di un artigiano, chi fabbricava, ad esempio, un violino, mettesse anche un po’ della sua anima, del suo essere, nello strumento, con ciò stabilendo anche una relazione e quindi un’intima comunicazione fra l’artefice, l’utilizzatore ed interprete ed il fruitore finale, in questo caso l’ascoltatore. E questo è ciò che ho provato ascoltando il suono di quel violino, fabbricato da un amico, Gabriele Natali, che voglio ringraziare pubblicamente per la sua passione e capacità, riconosciuta ormai ai massimi livelli. Un pezzo di Pistoia andrà dunque a giro per il mondo, per comunicare emozioni a tante persone di razze diverse: un’ulteriore dimostrazione di quanto la nostra città sia in grado di produrre esperienze artistiche di grande rilievo. Forse dovremmo solo essere capaci di valorizzare queste risorse in maniera migliore, superando un’atavica propensione alla eccessiva autocritica ed al “nascondimento” anche delle cose migliori della nostra città.
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