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Roberto Carifi: filosofo e poeta

Roberto Carifi: filosofo e poeta

Mi sveglio in una domenica afosa che si preannuncia noiosa e solitaria. Esco di casa, attraverso piazza del Duomo ove sono ancora evidenti i segni della recente Giostra dell’Orso. La città è semideserta, qualche turista osserva con occhi stupiti il Battistero, non pensando forse di trovare un’opera d’arte di tale incredibile bellezza e armonia in una città poco conosciuta e fuori dai grandi circuiti turistici. Mi avvio verso l’edicola per acquistare la tradizionale bracciata di giornali. Ogni volta mi chiedo a che cosa serva acquistare tutti quei giornali, in gran parte uguali l’uno all’altro, prevalentemente pieni di notizie che si ripetono: forse è uno dei tanti rituali inutili della politica. Bevo il consueto caffè e ritorno a casa. Mi siedo sul divano e inizio a leggere i giornali partendo da La Nazione, cronaca di Pistoia, alla ricerca di notizie o commenti riguardo al Comune. Sfoglio la cronaca e mi imbatto in una foto recente di Roberto Carifi, amico fraterno, una foto di come è ora Roberto, un po ingrigito e con gli occhi quasi dimessi. Roberto è stato tante cose per Pistoia: giovane contestatore ai tempi del liceo classico nel 68’, voce bellissima di un mitico complesso pistoiese degli anni ’60, “ I diplomati”, insegnante scrupoloso di storia e filosofia in vari istituti della città, amato dagli studenti e pure dalle studentesse, e soprattutto uno dei più grandi poeti italiani del nostro tempo. Roberto, circa due anni fa, è stato duramente menomato nel fisico, in parte nella parola della quale sapeva fare un uso raffinato e incisivo, intriso di tanta ironia, e ciònostante ha ripreso il suo lavoro di poeta, come racconta Cesare Sartori l’autore dell’intervista. Leggo: “ Il Buddha insegna la vita…..mi insegna il valore e la consolazione e la meditazione ….il risveglio non è in fondo nient’altro che uno sguardo liberato dalle illusioni, un ritorno alle cose stesse…..conoscere la mia appartenenza al dolore mi ha fatto conoscere la vera natura delle cose….quello che ho perso nel corpo l’ho acquistato nell’anima……io vi chiedo di avere pietà per tutto, nella felicità e nella disgrazia e specialmente di quelli che sono infermi, che hanno chiesto tutto ma nulla hanno ottenuto”. E poi dall’utilmo libro di Roberto “La solitudine del Buddha”: “una volta che si è conosciuto il dolore si deve avere anche i mezzi per superarlo, conoscenza e superamento del dolore vanno pensati insieme, non c’è l’uno senza l’altro. Altrimenti la conoscenza del dolore è fine a se stessa, anzi aumenta sempre più finche non ne siamo prigionieri” Mi ritrovo gli occhi pieni di lacrime, un pianto sincero e insieme di gioia. Mi viene in mente Etty Hillesum, ebrea morta ad Aushschwitz nel novembre del 1943 che scriveva: “ Anche oggi il mio cuore è morto più volte, ma ogni volta ha ripreso a vivere: io dico addio di minuto in minuto e mi libero da ogni esteriorità. Recido le funi che mi tengono ancora legata , imbarco tutto quello che mi serve per intraprendere il viaggio: ora sono seduta sulla sponda di un canale silenzioso, le gambe penzolanti dal muro di pietra, e mi chiedo se il mio cuore non diventerà così sfinito e consunto da non poter più volare liberamente”. Grazie Roberto, per averci detto che il tuo cuore, come d’altra parte è stato per Etty continua a volare liberamente “in una grande stanza senza pareti”. Grazie Roberto per avermi, ancora una volta, indicato il cammino verso una vita piena di significato e densa di amore e compassione.



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