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Lettera aperta di Luca Iozzelli e Roberto Bartoli sulla malasanita' pistoiese

Lettera aperta redatta da Luca Iozzelli e da Roberto Bartoli sulle polemiche relative alla “malasanità pistoiese” (pubblicata parzialmente sul quotidiano La Nazione)

Caro Direttore, negli ultimi mesi il quotidiano da Lei diretto ha dato, a più riprese, ampio risalto al duro confronto in atto fra la CGIL e il nuovo Direttore Generale della ASL n.3 di Pistoia.

Nel mese di Agosto, nel bel mezzo della calura estiva, il Segretario generale della CGIL pistoiese aveva accusato, in un’intervista il Dr. Alessandro Scarafuggi, (da pochi mesi nominato Direttore Generale dell’Azienda Sanitaria) di aver detto cose scontate sui temi dell’organizzazione sanitaria pistoiese (“campione di demagogia” titolava un quotidiano locale) e lo aveva consigliato di “abbandonare i toni da primo della classe, ……..il confronto e la democrazia, costa un po’ di fatica, sosteneva Quiriconi, ma alternative non ce ne sono. Castigamatti a Pistoia in altri ambiti e con altri ruoli ne abbiamo già conosciuti, ed hanno avuto scarsa fortuna”.

L’avvertimento era chiaro e fin troppo evidente, tantochè, sembrò di rivedere un film già visto e neppure di gran valore: un film da cassetta, di quelli appunto fatti per soli scopi di “botteghino”, che poco si preoccupano della qualità da offrire agli spettatori. Ci meravigliammo un po’ perché questo tipo di film normalmente esce sotto Natale......”Vacanze a …..” per intendersi.

Ed infatti era solo un trailer. Il film vero è uscito, sembra, proprio nei mesi invernali. Il problema è che nessun cittadino credo, dalla lettura delle “recensioni” apparse sulla stampa, ne ha capito la trama. Che l’ Ospedale di Pistoia funzioni male, in molti dei suoi reparti, i cittadini pistoiesi lo sanno purtroppo da anni. Ma pare, dalla lettura dei quotidiani di questi giorni, che “la malsanità pistoiese” sia causata esclusivamente dalla incapacità del Nuovo Direttore Generale, da una parte a rapportarsi “democraticamente” con il personale sanitario (medici, infermieri, ecc) e dall’altra dalla sua inadeguatezza a “spillare” maggiori fondi alla Regione Toscana.

Per quanto riguarda la prima eccezione il Giudice del Lavoro sembra, con una recente sentenza, aver accertato che il comportamento del Direttore Generale è stato, non sappiamo se “democratico” (che in sindacalese spesso vuol dire “consociativo”) , ma rispettoso della normativa in materia.

Nel bel mezzo del duro confronto, dai toni incredibilmente accesi, muore un bambino all’ospedale di Pistoia a seguito di un banale intervento di tonsille. Tutti allora, nessuno escluso, in quel caso a difendere i medici, gli infermieri, le procedure dell’ospedale di Pistoia, le strutture sanitarie della nostra città: la morte del bambino quindi derubricata ad un caso sciagurato che può accadere in qualsiasi ospedale del mondo. A dire il vero L’Assessore Regionale alla sanità, Enrico Rossi, sembra trovare (incredibilmente) un colpevole di quel dramma: coloro che si sono opposti negli ultimi anni alla costruzione del nuovo ospedale nella nostra città (in particolar modo i Verdi), quasi che se non vi fosse stata l’opposizione di quella forza politica facente parte dell’allora maggioranza del Comune di Pistoia, il nuovo Ospedale (cosa assolutamente impossibile anche in Paesi ben più efficienti del nostro) sarebbe già stato costruito ed a disposizione dei cittadini.

E’ evidente quindi che una commedia dai risvolti fortemente drammatici si sta rappresentando a Pistoia: i cittadini dovrebbero però essere messi in condizione di capire cosa realmente sta accadendo. Un ruolo importante in tal senso potrebbe essere svolto dalla stampa, semprechè la stessa sia libera, indipendente e professionalmente attrezzata. Gli esempi non mancano di buon giornalismo d’inchiesta nel nostro paese: gli articoli, ad esempio, di questi giorni di Rizzo/Stella sulla “monnezza” napoletana ne sono un esempio od anche, perché no, i recenti libri/inchiesta di Giampaolo Pansa su pagine drammatiche ed “oscure” del dopoguerra italiano.

Normalmente più che dalle conferenze stampa delle parti interessate si dovrebbe partire dalle fonti, dai dati a disposizione. Facciamo degli esempi: 1) Quanto incide la sanità sul complessivo Bilancio regionale in termini assoluti e percentuali? 2) Quante sono le risorse a disposizione annualmente della struttura sanitaria del nostro territorio? 3) Quanti sono i dipendenti dell’Azienda sanitaria, e quanti degli stessi sono operativi (medici, infermieri, ecc) e quanti semplici amministrativi? 4) Quanti sono i dirigenti della struttura sanitaria pistoiese (quelli per intendersi che dovrebbero occuparsi della buona organizzazione della stessa) e quanto costano alla collettività? 5) Esistono oggettive verifiche della quantità e qualità dei servizi forniti ai cittadini in ambito sanitario, magari affidate a soggetti terzi e non ai diretti interessati?

In un mondo nel quale la conoscenza può facilmente essere diffusa con mezzi molto economici, i cittadini che pagano i servizi pubblici cioè dovrebbero essere messi in grado di sapere facilmente come vengono spesi i loro soldi e qual è la qualità dei servizi che vengono offerti. Tutto ciò evitando preferibilmente che a parlare di sanità siano sempre ed esclusivamente i soli addetti ai lavori (medici, infermieri, ecc) in evidente “conflitto di interesse”.



Associazione Enrico Bianchi

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