Tommaso Padoa Schioppa e il contratto del pubblico impiego In un mio intervento di qualche tempo fa sul sito (riportato nella sezione economia), a commento di un’intervista rilasciata da Guglielmo Epifani a La Repubblica, avevo segnalato che a breve sarebbero venuti al pettine due nodi cruciali per il futuro del nostro paese: la questione delle pensioni e di come mettere in equilibrio i conti del sistema pensionistico, nonché quella della riforma della Pubblica Amministrazione e quindi di come “ristrutturare” uno Stato inefficiente e troppo invadente come quello italiano. Come ha segnalato Mario Draghi, in un recente intervento, nella pubblica amministrazione “ negli ultimi anni la dinamica delle retribuzioni unitarie è stata considerevolmente superiore a quella del settore privato, senza un’esplicita e adeguata attenzione agli andamenti effettivi della produttività. Nel settore pubblico la gestione del personale è sottoposta a pesanti vincoli; gli strumenti di incentivazione sono modesti; l’autonomia e la responsabilizzazione dei dirigenti sono spesso insufficienti”. Il Ministro Padoa Schioppa, che come ho detto nella mia precedente newsletter è evidentemente impazzito, si è messo a “fare i conti” come un qualsiasi buon padre di famiglia. Pare che il Ministro dell’economia nel Consiglio dei Ministri di giovedì 17 maggio si sia addirittura impuntato, facendo infuriare il noto economista Raffaele Bonanni (segretario generale della Cisl, che spesso appare alla TV e con un fluente eloquio tiene le sue lezioni). Padoa Schioppa infatti avrebbe respinto le sollecitazioni dei suoi colleghi Ministri dicendo “non un euro in più, mi spiace. E se poi se i sindacati faranno sciopero che problema c’è?” Ma come Ministro non sa che in Italia uno sciopero dei pubblici dipendenti non è possibile? Metterebbe infatti in discussione il legame sempre più stretto, creatosi con il sostanziale dissolvimento dei partiti, fra sindacati e oligarchie politiche, in un settore per di più nel quale la tutela corporativa è particolarmente forte e i legami clientelari evidentemente intensi. E’ quindi palese che nel (per ora) Bel Paese viene vissuto come un dramma uno sciopero generale, tutelato dalle norme in materia: strumento di pressione “estremo” certo, ma non tale da dover mettere in discussione le scelte di un Governo che sia seriamente preoccupato per il futuro dell’Italia. Vedo all’orizzonte perciò nubi oscure per il “folle” Padoa Schioppa: mi pare che la scelta più probabile saranno le sue dimissioni, con buona pace dei conti da “buon padre di famiglia” che i cittadini italiani sono notoriamente abituati a fare ogni giorno, ma che non possono essere fatti dallo Stato.
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