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Obama: il discorso di ringraziamento per il Nobel per la pace

Ma questa grande sfida non può essere solo mia di Barack Obama- Repubblica  10 ottobre 2009  

BUONGIORNO. Beh, non è così che mi aspettavo di svegliarmi stamattina. Dopo aver ricevuto la notizia, Malia è venuta da me e ha detto: «Papà, hai vinto il Nobel della Pace ed è il compleanno di Bo!». E poi Sasha ha aggiunto: «E questo weekend c' è il ponte». È un bene avere dei figli, perché ti consente di mettere le cose in prospettiva.

Sono sorpreso e al tempo stesso profondamente intimidito dalla decisione presa dal Comitato per il Nobel. Voglio essere chiaro: non considero questo premio un riconoscimento dei miei successi, ma un' affermazione della leadership americana per conto delle aspirazioni che nutrono le genti di tutte le nazioni. Per essere sincero, non sento di meritare di figurare al fianco dei tantissimi personaggi straordinari che sono stati insigniti di questo premio, uomini e donne che sono stati fonte di ispirazione per me e per il mondo intero, attraverso la loro coraggiosa ricerca di pace. So che nel corso della storia il premio Nobel non è stato usato solo per dare un riconoscimento a successi specifici, ma anche come mezzo per dare forza a numerose cause.

Ed ecco perché accetterò questo premio come un invito all' azione, un invito a tutte le nazioni ad affrontare le sfide comuni del XXI secolo. Queste sfide non possono essere affrontate da un leader solo o da una nazione sola. Ed è per questo che la mia amministrazione ha lavorato per aprire una nuova era di impegno, in cui tutte le nazioni devono assumersi la loro responsabilità per il mondo che cerchiamo.

Non possiamo tollerare un mondo dove altre nazioni ancora arriveranno a dotarsi di armi atomiche, e dove il terrore di un olocausto nucleare metterà a rischio un maggior numero di persone. Ed ecco perché abbiamo avviato passi concreti per giungere a un mondo senza armi atomiche. Non possiamo accettare la crescente minaccia rappresentata dai cambiamenti climatici. Ed ecco perché tutte le nazioni devono accettare ormai di fare la loro parte per trasformare il nostro modo di usare l' energia. Non possiamo permettere che le differenze frai popoli condizionino il modo in cui ci vediamo reciprocamente, ed ecco perché dobbiamo cercare un nuovo inizio fra persone di fedi, razze e religioni diverse, un mondo basato sull' interesse reciproco e sul rispetto reciproco. Anche se lottiamo per arrivare a un mondo in cui i conflitti vengano risolti pacificamente e la prosperità sia largamente diffusa, dobbiamo farei conti con il mondo così come oggi lo conosciamo. Io sono il comandante in capo di un Paese che ha la responsabilità di mettere fine a una guerra e di lavorare, su un altro fronte, per tenere testa a un avversario spietato, che rappresenta una minaccia diretta per il popolo americano e per i nostri alleati.

Parte del lavoro che abbiamo di fronte non verrà portato a termine durante la mia presidenza. Alcuni degli obbiettivi, come l' eliminazione delle armi nucleari, forse non verranno raggiunti completamente nemmeno nel corso della mia vita. Ma io so che queste sfide possono essere affrontate, a patto di riconoscere che non basta una persona o una nazione da sola a risolverle. Questo premio non riguarda solamente gli sforzi della mia amministrazione, riguarda gli sforzi coraggiosi degli abitanti di tutto il pianeta. (Traduzione di Fabio Galimberti)



Associazione Enrico Bianchi

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