IL PD E’ TALE, SE E’ LAICO, SENZA AGGETTIVI di Antonio Pileggi Alla luce delle ultime polemiche scaturite dalla sentenza della Corte Costituzionale, sulla legge in materia di fecondazione assistita, vorrei fare e confrontare alcune riflessioni sulla necessità fondante di un PD laico. Faccio soltanto un inciso per segnalare come, ancora una volta, una legislazione fortemente “etica” trova un chiaro limite nella capacità di leggere l’evoluzione dei tempi da parte dei giudici, particolarmente quelli costituzionali. A fronte di questa capacità, si ascoltano letture inquietanti sul rapporto fra Corte Costituzionale e legislatore, riproponendo l’idea che quest’ultimo, parlando in nome del popolo sovrano, di fatto, non avrebbe limiti. A tutti i “liberaldemocratici” (di destra, ma anche di sinistra), che popolano il nostro parlamento, andrebbe ricordato, con fragore, che il costituzionalismo moderno - sviluppatosi (guarda un po’) nel paese liberale e democratico “per definizione”, cioè gli Stati Uniti - nasce proprio per porre limiti al legislatore, costringendolo dentro il confini invalicabili della Costituzione. Obiettivo centrale del costituzionalismo è proprio quello di evitare le forzature e gli abusi, che –troppe volte- sono stati compiuti e ancora si compiono in nome del popolo. Dispiace prendere atto, però, che le parole più nette, a difesa della sentenza della Corte Costituzionale e contro la legislazione “etica”,in questa circostanza (e non è la prima volta), le ha dette solo il Presidente della Camera, Gianfranco Fini, mentre nel partito democratico si sono ascoltate voci discordanti, ma, soprattutto, si sono visti i soliti imbarazzi di quando si toccano i cosiddetti nuovi diritti sociali. Siamo, perciò, tornati al tema centrale di questa mia riflessione, cioè il rapporto (piuttosto) ambiguo fra PD e laicità. Da sempre, ho profondo rispetto per coloro che credono, anche se conosco bene la fatica esistenziale di chi non ha il conforto di una fede, quel vivere : “…nel mondo come se Dio non ci fosse, etsi Deus non daretur, prendendosi sulle spalle le responsabilità di Dio…”; esortazione che, da religioso, Bonhoeffer rivolge proprio ai credenti, perché affermino una migliore e più disinteressata capacità di misurarsi con le sofferenze dell’uomo. Proprio il rispetto per la religiosità (e non il contrario) mi porta a considerare come valore fondamentale il fatto che il nostro sia uno Stato laico. La possibilità che il sentimento religioso si manifesti in tante diverse espressioni e modalità impone che le istituzioni pubbliche siano laiche; cioè siano in grado di garantire la libertà del credere, ma anche la libertà dal credere. Allora laicità interpretata in questo senso non può che essere principio essenziale e fondante anche per il Partito Democratico. Anzi, per meglio dire, il Partito democratico è tale se fa della laicità un suo tratto irrinunciabile. Ma non c’è atteggiamento laico, se non si rivendica l’autonomia della politica dalla religione e, quindi, il diritto di esprimere dissensi anche fermi nei confronti di ogni tentativo della religione di farsi norma di stato. Allo stesso modo un Partito Riformista non può rinunciare alla critica anche alla religione, quando questa nega acquisizioni fondamentali per il benessere dei cittadini e per il progresso dell’umanità. Con efficacia, il filosofo liberale Rawls afferma che alla religione deve essere garantito certamente un ruolo nel discorso pubblico , ma ponendo la cosiddetta “clausola condizionale”, cioè la disponibilità a “subire” la razionalità degli argomenti contrari, rinunciando cioè ai cosiddetti “principi non negoziabili” che, come tali, negherebbero alla radice il valore ai pensieri altri; negherebbero l’essenza della laicità, arrivando allo stato confessionale. Perciò non condivido l’atteggiamento timido, quasi omertoso (e piuttosto opportunista) di un PD che “scientificamente” evita di esprimere con chiarezza il netto dissenso che si deve alle gerarchie ecclesiastiche quando affermano, come è accaduto, che il profilattico è inutile contro l’AIDS oppure che lo stupro di una bambina di 9 anni è meno grave dell’aborto o quando intervengono direttamente, con ingerenza inaccettabile, nel processo legislativo di uno Stato autonomo, come l’Italia continua ad essere. Ogni singolo cattolico decida di apprezzare o meno quei modi di ragionare delle gerarchie cattoliche, ma un partito progressista (e di sinistra) non può tacere. Trovo poco commendevole che si citi il Papa (anche più della Costituzione!), quando usa argomenti che ci piacciono e si finga di non sentire quando, invece, aggredisce valori essenziali della laicità, ma, soprattutto, quando nega acquisizioni fondamentali dello sviluppo. E’ decisamente singolare che, su quei temi, molti militanti riformisti e di sinistra si debbano trovare in sintonia con Fini o con i governanti (di centro-destra) di Francia e Germania, non potendo far conto con altro che il silenzio del partito, il PD, a cui dovrebbero sentirsi più vicini. Né vale il discorso che, oggi, la priorità sta nella crisi economica; prima di tutto perché non capisco quale sarebbe l’incompatibilità “fisica” tra discutere di testamento biologico o di aborto e le misure contro la crisi economica. In ultimo, perché la crisi economica, nella sua dimensione planetaria, rischia davvero di alimentare “idee oscure”, cioè scorciatoie irrazionali, nel momento in cui si rinuncia all’affermazione, in ogni sede ed occasione, del valore della persona e della sua dignità, della parità uomo-donna, del libero arbitrio, della razionalità e dell’autonomia della scienza, della laicità delle istituzioni, cioè di quei valori che sono la grande conquista della nostra modernità. A tal proposito, potremmo ricordarci che il molto esaltato Obama, democratico e presidente degli USA, appena insediato, pur se nel pieno di una drammatica crisi economica, ha assunto provvedimenti chiari, in materia di aborto e di ricerca scientifica e senza cedere di un millimetro alle forti proteste delle gerarchie cattoliche. Evidentemente i governanti progressisti di quel paese, per quanto religiosi, hanno ben presente ciò che è di Cesare e ciò che è di Dio. A maggior ragione, quindi, non mi convince un PD che sceglie il silenzio o l’omissione ad evidenti e reiterati tentativi di ledere la laicità ed i suoi valori. Mi sa di opportunismo. Un po’ come la religiosità ostentata di certi esponenti del centro-destra, ma anche di centro-sinistra. Per queste ragioni, penso che nel PD debba farsi sentire con molta più forza la cultura laica (di cattolici e non cattolici), perché la laicità non è un obiettivo programmatico, come tale sottoposto alla mediazione, ma costituisce un fondamento (non mediabile) della nostra democrazia. Per il nome che si è dato, quindi, al PD spetta un impegno irrinunciabile proprio su quel fronte. A coloro che cercano di argomentare contro questi ragionamenti, invocando una presunta prevenzione nei confronti della cultura cattolica presente nel PD, voglio citare due esempi cristallini. Alcide De Gasperi, di fronte al rifiuto di un’udienza papale privata dopo la sua opposizione a una lista comune della DC con monarchici e post-fascisti, nel giugno 1952, si rivolse all’ambasciatore d’Italia presso la Santa Sede, con queste parole: “…Come cristiano accetto l’umiliazione, benché non sappia come giustificarla; come Presidente del Consiglio e ministro degli esteri, l’autorità e la dignità che rappresento e di cui non mi posso spogliare, anche nei rapporti privati, m’impone di esprimere stupore per un rifiuto così eccezionale e di riservarmi di provocare dalla Segreteria di Stato un chiarimento…”. Aldo Moro, dopo la sconfitta sul referendum sul divorzio, si rivolse ai cattolici, perché testimoniassero la loro fede nella società, piuttosto che cercare di imporre il loro punto di vista con lo strumento della legge; ragionamento che sembra un po’ riecheggiare il De Marchi, che, nello splendido “Cappello del Prete”, scrive: “…Voglio dire che il buon cristiano non deve tanto guardare al suo diritto, quanto al suo dovere…”. Insomma, già nell’altro secolo, ed in quello precedente, c’era il senso pieno di cosa sia la laicità; di come la religione e la politica siano autonome e la prima non può affermarsi attraverso la seconda, ma deve essere messa in grado di operare e convincere misurandosi dentro la società, con la forza delle idee e non delle leggi . Lo stesso richiamo alla libertà di coscienza dei parlamentari sui cosiddetti temi eticamente sensibili (ma che vuol dire?) è un modo per non garantire l’autonomia fra sfere diverse. Ci troviamo di fronte all’assurdo che la libertà di coscienza dei parlamentari non garantisce la libertà dei cittadini che non credono o che hanno fedi diverse. Questo è un vero vulnus a quelle libertà civili che costituiscono il cuore della nostra Costituzione. Ecco perché mi piacerebbe un PD più riformista, perché più laicamente intransigente, meno ambiguo, che parlasse con la lucidità di De Gasperi o di Moro, che pure non appartengono alla mia formazione o alla mia modesta storia politica e che non credo possano essere tacciati per laicisti o anticlericali. Vorrei ascoltare il Segretario Nazionale del PD, così presente e attivamente impegnato a dichiarare un po’ su tutto, che trovasse il tempo per difendere le istituzioni e la Costituzione, quando sono minate da Berlusconi, ma anche da alti prelati, quando definiscono omicide, sentenze (di alta qualità morale, peraltro) emesse da liberi tribunali del libero Stato italiano, come è avvenuto nel caso Englaro. Su questi temi, vorrei un po’ più di coerenza e determinazione anche da parte di quegli esponenti laici o addirittura ex comunisti, oggi ai vertici del Pd, che – per una sorta di complesso di inferiorità o per pura convenienza- evitano di chiamare le cose con il loro nome ovvero scelgono la facile scorciatoia del silenzio. Peraltro, proprio in relazione alla difesa delle istituzioni da derive populiste, vorrei sottolineare che non mi pare casuale il fatto che i temi “etici” siano lo strumento sistematicamente scelto, da parti significative del centro-destra, per mettere in discussione contenuti e strumenti della nostra Costituzione. Nel PD di tutto questo ci vorrebbe maggiore consapevolezza, ma soprattutto migliore capacità di azioni chiare ed incisive.
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