I DEMOCRATICI PER ENRICO LETTA | PISTOIA "Pochi sono grandi abbastanza da poter cambiare il corso della storia. Ma ciascuno di noi può cambiare una piccola parte delle cose, e con la somma di tutte quelle azioni verrà scritta la storia di questa generazione" Robert Francis Kennedy La fondazione del Partito Democratico fornisce una occasione storica per la politica del nostro paese per rialzare la testa. Questo è vero non solo per i cittadini che decideranno di contribuire alla costruzione del Partito Democratico, ma anche per le forze che ne rimarranno fuori. L’Italia è un Paese che ha urgente bisogno di ritrovare una direzione di crescita, il senso del futuro, un orizzonte condiviso, sul piano civile, sociale, culturale. Una nuova, più alta, stagione della politica italiana, di tutta la politica, è la risposta a questo stato di stallo, di incertezza, di attesa della società. Il Partito Democratico nasce oggi per dare inizio a questa stagione di cambiamento e vuole essere qualcosa di “altro” rispetto alle tradizionali formazioni politiche del centro e della sinistra del nostro paese. Un Partito diverso sia nei metodi che nei contenuti, per contribuire a progettare e governare forti processi di cambiamento. Walter Veltroni, ad esempio, ha citato nel suo discorso di Torino una limpida definizione che Vittorio Foa ha dato per distinguere la destra dalla sinistra: “la prima è figlia legittima degli interessi egoistici dell’oggi, la seconda, è figlia legittima degli interessi di quelli che non sono ancora nati”. È una definizione che deve farci riflettere. E deve farci riflettere perché tocca una questione essenziale: e cioè, quella della politica e della sua prospettiva. Enrico Letta, nell’affrontare questo tema nel suo recente libro “In questo momento sta nascendo un bambino”, ne ha fatto - non a caso - lo spunto di fondo della sua attuale riflessione, una riflessione approfondita e necessaria sul nostro rapporto al tempo ed alle scelte che da questo rapporto inevitabilmente derivano. Ecco: questo è il problema più autentico, questa è la grande sfida del futuro che secondo noi attende le forze che intendano guardare con coraggio e con profondità al domani: riorientare le politiche e l’economia, locali e globali, ai bisogni e alle aspettative di vita dei bambini, delle donne, degli uomini. Ma riorientarle secondo uno sguardo di lunga durata, una percezione delle cose che vada al di là dei rendiconti del tempo contratto e che tenga conto, in modo non più procrastinabile, dell’equilibrio e della sostenibilità dello sviluppo del nostro ambiente. Al contrario assistiamo oggi in Italia alla tendenza eccessiva da parte della politica di occuparsi solo del quotidiano e del contingente, spesso riducendo i problemi attuali a vana polemica da dare in pasto ai mass media perché, nella società dell’immagine, l’unica cosa che sembra essere importante è appunto avere spazio all’interno della comunicazione televisiva o giornalistica. Una politica ridotta a chiacchiericcio quotidiano non può che avere come risultato la disaffezione della gente comune rispetto alla partecipazione pubblica, nonché la critica nei confronti dei propri rappresentanti considerati ormai “una casta”. E’ urgente ridefinire gli spazi, le regole, i costi della politica. Segnare una discontinuità visibile rispetto all’oggi deve essere perciò l’obiettivo principale del Partito Democratico. In tale situazione è inoltre inevitabile che la politica appaia ormai schiava delle spinte corporative largamente presenti nel paese, perdendo di vista perciò il motivo fondante della democrazia: l’interesse generale, quello che i rappresentanti del popolo e le Istituzioni di governo dovrebbero avere come unico obiettivo. Ma come misurare tale interesse collettivo? Dobbiamo partire pensando ad un bambino che nasce oggi in un ospedale del nostro paese: quanti sono i bambini che nascono oggi, qual è il futuro che hanno davanti da qui ai prossimi quarant’anni? In tale prospettiva, accanto al problema della natalità, che ha fatto dell’Italia assieme al Giappone il paese più vecchio del mondo, vi è quello dello sviluppo economico e quindi della capacità di generare vera crescita e durature opportunità di lavoro. Il tema dello sviluppo economico è inoltre direttamente correlato con quelli della libera iniziativa delle competenze, delle intelligenze, delle capacità di creare impresa, oggi alquanto ostacolate dalle difficoltà di carattere burocratico che una nuova attività economica incontra già dal suo inizio, dall’eccessivo peso delle imposte a carico dei cittadini e delle imprese che limita, fra l’altro, l’affluenza di capitali dall’estero dalla scarsa mobilità sociale che nega, anche a giovani preparati e meritevoli, opportunità di lavoro e di crescita professionale in Italia. A fronte di tali oggettive difficoltà vi è una spesa pubblica che rappresenta circa il 50% del PIL italiano, generata da uno Stato inefficiente e eccessivamente invadente. Ma: attenzione. Il tema della crescita economica non è solo un problema nazionale, e non lo è perché questo tema investe direttamente anche la nostra realtà locale. Per questo abbiamo scelto per la presentazione delle Liste per Enrico Letta un capannone dismesso, simbolo del processo di deindustrializzazione che ha investito anche il nostro territorio. E’ stata una vera e propria ecatombe, come ci confermano, tra l’altro, anche i dati relativi alla diminuzione degli occupati nel settore industriale della provincia negli ultimi 10 anni. Iniziamo con oggi quindi un viaggio all’interno delle difficoltà e dei punti di forza della nostra realtà provinciale sperando che nel periodo che ci separa dal 14 ottobre, ma soprattutto dopo a tale data, si apra nella nostra realtà locale un ampio ed approfondito dibattito sui temi sopra accennati e su altri che andremo a sollecitare nei prossimi incontri, fra tutte le liste concorrenti all’appuntamento delle primarie. Anche Pistoia e la sua provincia hanno bisogno - crediamo - di ritrovare il sapore di una politica che torna a confrontarsi su un’attenta analisi della realtà, sui problemi esistenti, sulle soluzioni possibili, piuttosto che sullo sterile confronto intorno al “potere”, alle cariche, agli apparati che purtroppo ha sembrato segnare anche l’avvio della nascita dell’esperienza del Partito Democratico.
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