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Steve Jobs e la Rivoluzione tecnologica in USA

PRIMA RIFLESSIONE SULLA BIOGRAFIA DI STEVE JOBS DI WALTER ISAACSON: LA RIVOLUZIONE TECNOLOGICA

Non mi sono mai piaciute le biografie, specie se voluminose come quella di Walter Isaacson su Steve Jobs (pag. 608). Ma avevo letto che l’autore, che peraltro è un prestigioso giornalista, (ex caporedattore di Time, ex amministratore delegato e presidente della CNN – autore di note biografie su Einstein, Kissinger, Franklin) aveva più volte negata la sua disponibilità alle sollecitazioni che Jobs gli aveva fatto di scrivere una biografia su di lui, fino a quando ricevette nel 2009 una telefonata dalla moglie che gli aveva testualmente detto : “Se hai intenzione di scrivere un libro su Steve, sarà meglio lo faccia subito”.

E quindi Walter Isaacson assume l’impegno di raccontare la vita dell’amministratore delegato di Apple: “ decisi allora di scrivere il libro. Jobs mi stupì accettando subito di non aver alcun controllo su di esso, nemmeno il diritto di vederlo prima”. “E’ il suo libro”, disse Jobs. “Non lo leggerò nemmeno”.

Come mai l’ America è il paese più avanzato nel mondo dal punto di vista delle nuove tecnologie? Qual’è stato il contesto politico, culturale, sociale nel quale la rivoluzione informatica si è concretizzata? Perché gran parte di quella incredibile trasformazione ha avuto come epicentro la cosiddetta Silicon Valley?

Forse è opportuno riportare alla memoria alcune date: il 22 novembre 1963 viene ucciso John Fitzgerald Kennedy, il Presidente della “Nuova frontiera”, nello stesso anno esce l’album di Bob Dylan “the times they are a changing’, il 7 agosto 1964 con la cosiddetta Risoluzione del Golfo del Tonchino gli Usa sostanzialmente entrano in guerra in Vietnam, il 4 aprile 1968 viene ucciso Martin Luther King, il 6 giugno viene assassinato Robert Kennedy, il 15 agosto 1969 inizia la tre giorni del Woodstock festival, naturale epilogo del cosiddetto movimento hippy, quello “dei figli dei fiori” che affondava le proprie origini nella cosiddetta beat generation, movimento culturale nato nei primi anni 50 per opera, fra gli altri, di Jack Kerouac, Allen Ginsberg, William Burroughs.

Nel 1951 un lungimirante preside della facoltà di ingegneria dell’ Università di Standford, Frederick Terman, aveva creato su tre chilometri quadrati di proprietà dell’università un parco industriale da destinare ad aziende private che commercializzassero idee degli studenti della Standford. In effetti alcune grandi aziende americane furono “attirate” dal progetto fin dall’inizio: Varian Associates, Hewlett-Packard, General Electric e Lockheed stabilirono alcune delle loro sedi in detto parco.

La tecnologia più importante per lo sviluppo della regione fu quella dei semiconduttori: nel 1968 Robert Noyce e Gordon Moore fondarono Intel e il primo dipendente della loro azienda fu Andrew Grove, che successivamente negli anni 80 darà grande impulso all’azienda facendola passare dalla produzione di chip di memoria a quella di microprocessori.

Sottolinea Walter Isaacson nel suo libro che negli ultimi anni sessanta, a San Francisco e nella Silicon Valley, confluirono varie correnti culturali. C’era la rivoluzione tecnologica, iniziata con il boom degli appaltatori della Difesa, che giunse presto a includere aziende elettroniche, produttori di microchip, progettisti di videogiochi e industrie informatiche. C'erano gli hacker, i patiti dell’informatica, anche ingegneri che lavoravo nelle grandi aziende del settore presenti sul territorio, che non si conformavano ai modelli informatici esistenti ed a casa “trasformavano” l’hardware e elaboravano nuovi programmi. Tutto ciò conviveva con gruppi semiaccademici che studiavano, anche su di sè, gli effetti dell’ LSD e che comprendevano persone come Doug Engelbart (che in seguito avrebbe inventato il mouse e le interfacce grafiche utenti), con il movimento Hippy, con i vari movimenti di autorealizzazione che perseguivano un percorso di illuminazione personale, attraverso lo zen e l’induismo, la meditazione e lo Yoga, ecc.

Scrive ancora l’autore che “all’inizio tecnologi e hippy non si interfacciarono bene. Molti esponenti della controcultura consideravano i computer sinistri e orwelliani, la provincia del Pentagono e della Struttura del Potere…..ma “nei primi anni sessanta l’atteggiamento mentale a poco a poco cambiò”. Nel 1968 nell’editoriale del primo numero della rivista “Whole Earth Catalog” (citata, non a caso, da Jobs nel suo celebre discorso all’università di Standford) Stewart Brand scrisse che “ si sta sviluppando un humus favorevole al potere interiore e personale, il potere dell’individuo di gestire la propria istruzione, trovare la propria ispirazione, forgiare il proprio ambiente e condividere l’avventura con chiunque sia interessato a farlo”.

 E dunque l’ America degli anni 60 e 70 sembra essere caratterizzata, per quanto interessa in questa riflessione, da alcuni elementi di fondo:

1) Una cultura alternativa a quella esistente che da una parte si faceva carico delle forti contraddizioni presenti nel paese a livello sociale, (si pensi allo sviluppo in quegli anni dei movimenti di tutela dei diritti umani, in particolare dei neri), ma che comunque riaffermava con forza il valore dell’individuo, e del suo diritto all’autoaffermazione e alla soddisfazione dei propri desideri;

 2) Una cultura giovanile che affondava le proprie origini in solidi movimenti culturali (al di là quindi delle facili caricature effettuate ex post ad esempio del movimento hippy) disponibile ed anzi interessata a confrontarsi con altre culture e modelli di pensiero (si veda l’attenzione all’oriente in particolare all’India);

3) Un mondo universitario e parauniversitario estremamente vivace e non solo sensibile ai movimenti pacifisti e di rivendicazione dei diritti civili, ma anche attento e strettamente collegato alle frontiere delle nuove scoperte tecnologiche.

L’insieme di detti elementi rappresentano quel grumo di tendenze sociali e culturali contraddittorie ma, allo stesso tempo fortemente creative ed accompagnate dalla necessità di nuove conoscenze, all’interno del quale si forma Steve Jobs e nascerà Apple, la più grande impresa, in termini di capitalizzazione di borsa della stessa, esistente oggi nel mondo.

La storia sopra richiamata mi sembra ponga in evidenza quanti siano stati i fattori necessari per dar vita alla rivoluzione tecnologica nella quale anche noi oggi continuiamo ad essere immersi e, allo stesso tempo, come quella incredibile trasformazione abbia richiesto decenni, pur in un mondo estremamente “veloce e accelerato”, per potersi dispiegare.

Tutto ciò dovrebbe portare, anche nel nostro paese e pure a livello locale, ad una riflessione su che cosa significhi “ricerca avanzata” nel settore industriale o quantomeno quali possano essere le linee guida da seguire per mettere in atto trasformazioni tali da consentire alle aziende presenti nel nostro paese il trasferimento tecnologico necessario per rimanere concorrenziali e coprire il gap di conoscenza esistente.

Arrivederci alla prossima puntata

Luca Iozzelli

Il discorso di Steve Jobs agli studenti dell’Università di Standford: http://www.youtube.com/results?search_query=steve+jo bs+stanford+discorso+in+italiano&oq=steve+jobs&aq=1& aqi=g10&aql=&gs_sm=1&gs_upl=5234l8265l0l13297l10l9l0 l1l1l0l328l1092l0.2.2.1l5l0

Ho inserito nella Rubrica RS Economia del sito due interessanti articoli di Guido Rossi e Federico Rampini che affrontano le tematiche dei debiti sovrani da due diversi punti di vista.

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